Scheda sul libro

  1. informazioni sul libro
    È un romanzo giallo, gotico del 1980. è stato tradotto in oltre 40 lingue. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Strega nel 1981, ed è stato inserito nella lista de "I 100 libri del secolo di Le Monde".
  2. informazioni sull'autore
    Umberto Eco ( Alessandria, 5 gennaio 1932 ) è un semiologo, filosofo e scrittore italiano.
  3. copertine, ricerca, analisi e creazione di una copertina
    copertina italiana
    copertina araba
    copertina suomi
    copertina ebraica
    copertina inglese
    copertina francese
    copertina spagnola
  4. analisi del testo, presentazione dei personaggi e presentazione dei temi
    TRAMA

    È la fine di novembre del 1327. Guglielmo da Baskerville, un frate francescano inglese, e Adso da Melk, suo allievo, si recano in un monasterobenedettino di regola cluniacense
    sperduto sui monti dell'Italia settentrionale. Questo monastero sarà sede di un delicato convegno che vedrà protagonisti i francescani — sostenitori delle tesi pauperistiche e alleati dell'imperatore Ludovico — e i delegati della curia papale, insediata a quei tempi ad Avignone. I due religiosi (Guglielmo è francescano e inquisitore "pentito", il suo discepolo Adso è un novizio benedettino) si stanno recando in questo luogo perché Guglielmo è stato incaricato dall'imperatore di partecipare al congresso quale sostenitore delle tesi pauperistiche. Allo stesso tempo l'abate (già timoroso che l'arrivo della delegazione avignonese possa ridimensionare la propria giurisdizione sull'abbazia), preoccupato che l'inspiegabile morte del giovane confratello Adelmo durante una bufera di neve possa far saltare i lavori del convegno e far ricadere la colpa su di lui, confida nelle capacità inquisitorie di Guglielmo affinché faccia luce sul tragico omicidio, cui i monaci — tra l'altro — attribuiscono misteriose cause soprannaturali. Nel monastero circolano infatti numerose credenze circa la venuta dell'Anticristo.
    Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all'ex inquisitore, altre morti violente si susseguono: quella di Venanzio, giovane monaco traduttore dal greco e amico di Adelmo, e quella di Berengario, aiutante bibliotecario alle cui invereconde profferte aveva ceduto il giovane Adelmo. Anche altri monaci troveranno la morte nell'abbazia, mentre i delegati del papa disputano con i francescani delegati dall'imperatore sul tema della povertà della Chiesa cattyolica.


    PERSONAGGI

  • Guglielmo: frate francescano, già inquisitore, si reca al monastero in cui si svolge la vicenda dietro richiesta dell'imperatore, in qualità di mediatore fra il Papato, l'Impero e l'ordine francescano nell'ambito di un incontro che si terrà nell'abbazia. Guglielmo ricorda in maniera palese il filosofo francescano inglese Guglielmo di Ockham, maestro del metodo deduttivo; peraltro, nelle citazioni l'autore inventa una fittizia discendenza discepolare di Guglielmo da Ruggero Bacone, anch'egli filosofo d'Oltremanica tardo-medievale. Inoltre per il suo aspetto fisico e acume si rifà al noto personaggio Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, somiglianza rafforzata dalla stessa origine di Guglielmo, che richiama uno dei racconti più famosi del detective inglese: Il mastino dei Baskerville[.
  • Adso da Melk, novizio benedettino al seguito di Guglielmo, è la voce narrante della storia. Come il maestro ricorda Sherlock Holmes, così Adso richiama nel nome e nel rango il suo assistente Dottor Watson. Entrambi inoltre sono narratori in prima persona dei fatti loro accaduti.
Monaci dell'Abbazia
  • Abbone da Fossanova, abate del monastero; è l'unico, insieme al bibliotecario al suo aiutante e a padre Jorge da Burgos, a conoscere i segreti della biblioteca.
  • Jorge da Burgos, anziano cieco, profondo conoscitore dei segreti del monastero e in passato bibliotecario. Il personaggio appare una riuscita caricatura di Jorge Luis Borges: ciò non soltanto per la comune cecità e per l'evidente assonanza dei nomi, ma anche per la diretta discendenza borgesiana dell'immagine della biblioteca come specchio del mondo e persino della planimetria poligonale con cui la biblioteca dell'abbazia è disegnata, che si ispira al racconto La biblioteca di Babele.
  • Adelmo da Otranto, miniatore e primo morto.
  • Alinardo da Grottaferrata, il più anziano dei monaci e per il suo comportamento considerato da tutti affetto da demenza senile ma si rivela utile alla risoluzione della vicenda.
  • Bencio da Uppsala, giovane scandinavo trascrittore di testi di retorica e nuovo aiuto-bibliotecario.
  • Berengario da Arundel, aiuto bibliotecario dell'abbazia.
  • Venanzio da Salvemec, traduttore dal greco e dall'arabo, conoscitore dell'antica Grecia e devoto di Aristotele.
  • Malachia da Hildesheim, bibliotecario.
  • Remigio da Varagine, cellario ex-dolciniano. Il suo nome può essere ricondotto al frate domenicano (poi arcivescovo di Genova) Jacopo da Varazze, scrittore in latino, che deve la sua fama ad una raccolta di vite di santi, tra le quali spicca la Legenda Aurea, una versione della Leggenda della Vera Croce, ripresa tra l'altro anche da Piero della Francesca per il suo ciclo di affreschi in San Francesco ad Arezzo.
  • Salvatore, ex-eretico dolciniano, amico di Remigio; parla una lingua mista di latino e volgare. Il suo grido "Penitenziagite!", con cui accoglie i nuovi venuti all'abbazia, rimanda alle lotte intestine della chiesa medievale, tra i vescovi cattolici e il movimento degli spirituali, portato avanti dai seguaci di fra Dolcino da Novara. La parola "Penitenziagite" è una contrazione della locuzione latina "Penitentiam agite" ("fate la Penitenza"), frase con cui i dolciniani ammonivano il popolo al loro passaggio.
  • Severino da Sant'Emmerano, erborista

Incipit:
In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.