Italo Svevo (Trieste 1861 - Motta di Livenza 1928)
La Coscienza di Zeno: le novità del romanzo del Novecento:
“… Narrando oggi i fatti di ieri, Zeno scardina le categorie temporali, in quanto il fatto, l’accaduto o l’atteggiamento psicologico non vengono presentati come una realtà definita una volta per tutte, come univoci, ma poliedrici, sfaccettati, con una contaminazione di passato e di presente, con una molteplicità di prospettive e di valutazioni che si intersecano e sono dovute alle progressive modificazioni che quel ricordo ha assunto alla luce dei ripensamenti e delle esperienze posteriori. Tutto questo comporta la necessità di dipanare l’aggrovigliata matassa dell’interiorità, di individuarne tutti i fili, di perdersi in un’analisi “labirintica”. Abbiamo come conseguenza il dissolversi del personaggio: il narratore tradizionale ce lo presentava oggettivamente, come una realtà autonoma da inventariare e da descrivere, ora invece questa realtà non solo la vediamo nel suo fluire, nel suo farsi, ma non assume – non può – una sua forma definitiva in quanto l’accumulo dei ricordi e delle luci a posteriori proiettate su di essa non ne permettono la cristallizzazione.
E ancora: cambia il piano di rappresentazione: da quello oggettivo del narratore demiurgico creatore e organizzatore della vicenda, si passa al piano soggettivo del protagonista…”
Salvatore Guglielmino, Guida al Novecento, Milano, Principato, 1998, p. 212.
Il monologo interiore: confronto Svevo-Joyce:
“… alcuni degli autori contemporanei più innovatori – Joyce è il caso classico – [adottano] una tecnica particolare: quella del monologo interiore che consiste nella trascrizione immediata, senza alcun ordinamento razionale-sintattico, di tutto ciò che in modo tumultuoso e incondito si agita nella coscienza. Il procedimento però in Svevo non arriva all’integralità dell’applicazione che ne fa Joyce [vedi il monologo di Molly Bloom, nell’Ulisse], ma si risolve in una sorta di discorso indiretto: Svevo, cioè, riferisce impressioni ed eventi mediandoli attraverso la rifrazione della psicologia del protagonista”.
Salvatore Guglielmino, Guida al Novecento, Milano, Principato, 1998, pp. 212-213.
Guarire dalla cura- Italo Svevo e la medicina,produzione del Museo Sveviano di Trieste, con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste.
Italo Svevo (Trieste 1861 - Motta di Livenza 1928)
La Coscienza di Zeno: le novità del romanzo del Novecento:
“… Narrando oggi i fatti di ieri, Zeno scardina le categorie temporali, in quanto il fatto, l’accaduto o l’atteggiamento psicologico non vengono presentati come una realtà definita una volta per tutte, come univoci, ma poliedrici, sfaccettati, con una contaminazione di passato e di presente, con una molteplicità di prospettive e di valutazioni che si intersecano e sono dovute alle progressive modificazioni che quel ricordo ha assunto alla luce dei ripensamenti e delle esperienze posteriori. Tutto questo comporta la necessità di dipanare l’aggrovigliata matassa dell’interiorità, di individuarne tutti i fili, di perdersi in un’analisi “labirintica”. Abbiamo come conseguenza il dissolversi del personaggio: il narratore tradizionale ce lo presentava oggettivamente, come una realtà autonoma da inventariare e da descrivere, ora invece questa realtà non solo la vediamo nel suo fluire, nel suo farsi, ma non assume – non può – una sua forma definitiva in quanto l’accumulo dei ricordi e delle luci a posteriori proiettate su di essa non ne permettono la cristallizzazione.
E ancora: cambia il piano di rappresentazione: da quello oggettivo del narratore demiurgico creatore e organizzatore della vicenda, si passa al piano soggettivo del protagonista…”
Salvatore Guglielmino, Guida al Novecento, Milano, Principato, 1998, p. 212.
Il monologo interiore: confronto Svevo-Joyce:
“… alcuni degli autori contemporanei più innovatori – Joyce è il caso classico – [adottano] una tecnica particolare: quella del monologo interiore che consiste nella trascrizione immediata, senza alcun ordinamento razionale-sintattico, di tutto ciò che in modo tumultuoso e incondito si agita nella coscienza. Il procedimento però in Svevo non arriva all’integralità dell’applicazione che ne fa Joyce [vedi il monologo di Molly Bloom, nell’Ulisse], ma si risolve in una sorta di discorso indiretto: Svevo, cioè, riferisce impressioni ed eventi mediandoli attraverso la rifrazione della psicologia del protagonista”.
Salvatore Guglielmino, Guida al Novecento, Milano, Principato, 1998, pp. 212-213.
La coscienza di Zeno